(ALESSANDRO BUGELLI) Foligno, terra d’olio buono, terra del famoso Barbanera (si, quello dell’almanacco che resiste alla pubblicazione da ben 264 anni . . .) e polvere fine, si appresta a vivere un fine settimana che non è soltanto calendario sportivo, ma quasi resa dei conti con la propria memoria corsaiola. Il 6 e 7 marzo, al quinto Rally Città di Foligno — prima tappa del Campionato Italiano Rally Terra — non si consumerà una semplice gara: si scriverà una pagina che odora di benzina nobile e nostalgia ben temperata. una di quelle circostanze in cui il tempo sembra fare un piccolo passo indietro per consentire alla memoria di rimettersi in pari con il presente.
Perché la notizia è di quelle che fanno drizzare i baffi anche al più compassato degli appassionati: Lancia Corse torna a farsi vedere in veste ufficiale su strade tricolori. E non è comparsata da salotto buono, ma ritorno operativo, con due equipaggi chiamati a misurare la Ypsilon Rally2 HF Integrale sullo sterrato umbro, scelto come banco di prova severo e veritiero. Le strade disegnate da Oriano Agostini, ultimo custode della polvere nobile, patriarca delle strade bianche, visionario che continua a credere nella terra quando altri inseguono l’asfalto, nervose e tecniche come un trattato di meccanica applicata, e in parte anche nuove saranno laboratorio a cielo aperto, officina itinerante per affinare carattere e sostanza della nuova creatura franco-torinese. Più franco che torinese. Ma va bene così.
È la prima volta dal 1991 che una Lancia ufficiale si presenta al via di una gara del Campionato Italiano. Trentaquattro anni: un’era geologica, nel tempo rapido e spietato dei rally. Eppure il rombo — quello sì — ha memoria lunga.
Al volante, due coppie che non sono turisti del cronometro. Le due coppie ufficiali che disputano il mondiale, vale a diire Nikolay Gryazin con Konstantin Aleksandrov e Yohan Rossel con Arnaud Dunand. Non verranno soltanto a “sentire” la vettura — come si dice con pudore tecnico — ma a darle del tu, a strapparle verità sul fondo mobile, tra curve cieche e staccate che chiedono fegato e precisione millimetrica. Un test vero, in condizioni autentiche, dove il cronometro non fa sconti e la polvere racconta sempre la verità.
Rossel, trentenne francese con curriculum da collezionista di coppe, è stato Campione Francese Junior, iridato WRC3 nel 2021 e vicecampione del mondo WRC2 nel 2025: titoli che non si appuntano per caso. Gryazin, russo di passo lungo e mente fredda, ha calcato mezza Europa con profitto, secondo nel Tricolore Terra 2024 e dominatore di sfide arcigne, tra un titolo Europeo Under 28 e un WRC2 Challenger che pesa come piombo nobile.
La loro presenza non è semplice iscrizione a elenco partenti: è dichiarazione d’intenti. Il ritorno di Lancia alle corse su strada passa da qui, dal lavoro silenzioso tra piloti e tecnici, da quel cesello “dietro le quinte” che separa la vettura promettente dalla macchina vincente.
Il tracciato? Duecentoquarantacinque chilometri complessivi, novantuno contro il tempo, spalmati su nove prove speciali tutte in un giorno dal fiato corto. Due tratti del tutto inediti, pronti a mettere in difficoltà anche i più smaliziati, con fondo sterrato decritto piacevole dagli organizzatori ma che non perdona leggerezze e premia la mano educata e coraggiosa allo stesso tempo. Tecnica e spettacolo, polvere e cronometro: la sintassi autentica del rally.
Tra gli appassionati si respira un’attesa carica di significato. Il rombo delle Lancia tornerà a risuonare sulle prove speciali italiane, riportando con sé ricordi importanti e, insieme, nuove prospettive. Per il pubblico sarà l’occasione di ritrovare un simbolo che ha segnato la storia dei rally, e di osservarlo mentre prova a scrivere il prossimo capitolo.

