(Alessandro Bugelli) Il Rally di Roma Capitale si rimette il casco e stringe i guanti. No, non fa adesso, ma ai primi di luglio dal 3 al 5, quando tornerà a rombare sulle strade del Lazio per scrivere un altro capitolo della sua giovane ma già nobile epopea.
Sarà ancora doppio il timbro di qualità, quello del FIA European Rally Championship e quello del Campionato Italiano Assoluto Rally Sparco, a certificare un evento ormai entrato di diritto nel novero delle grandi classiche del rallismo continentale.
E il duemilaventisei porta seco novità. Di quelle belle davvero. Roma diventa il baricentro. L’ombelico del mondo lo diventa anche della gara. La Città Eterna, con i suoi marmi e le sue ombre, non fa solo da sfondo e da cartolina con il Colosseo, che in questi ultimi anni ha proposto la “piesse” più affascinante del pianeta: entra in partita, detta il ritmo, offre al rally una scenografia che nessun’altra corsa può permettersi. E proprio qui sta la novità più sostanziosa: il cuore operativo della manifestazione – Direzione Gara, Sala Stampa e Parco Assistenza – trasloca definitivamente a Roma, lasciando Fiuggi. È un ritorno al centro, geografico e simbolico, come quando il regista decide di rimettere la macchina da presa sul protagonista.
Attorno a questa macchina complessa lavora una filiera istituzionale larga e compatta: Roma Capitale e il suo Assessorato ai Grandi Eventi, la Regione Lazio, ACI Sport, i Comuni attraversati dalla gara, con il patrocinio del Ministero per lo Sport e i Giovani, di Sport e Salute e del CONI. Una squadra, più che un elenco, che dimostra come lo sport possa diventare fatto civile e progetto condiviso.
È proprio questa sinergia a rafforzare il legame tra il rally, il territorio e la sua gente. Roma si propone ancora una volta come palcoscenico internazionale, capace di unire spettacolo e visione, promozione e prospettiva. Non è dettaglio da poco che l’edizione 2026 finisca sotto la lente della FIA e del WRC Promoter: il Rally di Roma Capitale si candida a un futuro mondiale, con l’orizzonte del WRC 2027 che non è più solo un sogno raccontato a bassa voce.
Sul piano sportivo, la sfida cambierà pelle. Percorso e logistica verranno in parte ridisegnati per offrire una gara più fluida, più sicura, più moderna, senza tradire l’identità che l’ha resa riconoscibile. È il classico equilibrio tra memoria e innovazione, tra rispetto della tradizione e necessità di andare più forte, meglio, più lontano.
Resta centrale, e non per dovere di facciata, il tema della sostenibilità ambientale. Il Rally di Roma Capitale continuerà a spingere sull’acceleratore green, con l’obiettivo di confermare le tre stelle del FIA Environmental Programme: un riconoscimento che negli ultimi anni ha fatto della corsa romana un modello virtuoso nel panorama dell’ERC.
E poi c’è la dimensione sociale, che qui non è appendice ma parte del telaio. Inclusione, sicurezza stradale, educazione: parole che diventano azioni grazie alla collaborazione con associazioni e realtà del territorio. Tornerà e crescerà il messaggio de “La strada non è un videogioco”, monito semplice e severo, rivolto ai giovani ma buono per tutti, perché la velocità, quella vera, chiede sempre responsabilità.
Così il Rally di Roma Capitale 2026 si prepara a partire: con Roma davanti agli occhi, l’Europa nel presente e il mondo, forse, già nello specchietto retrovisore.
(foto Actualfoto/Aci Sport)