(Alessandro Bugelli) Sarà ancora il Ciocco, rude e gentile come un mediano di fatica, ad alzare il sipario sul Campionato Italiano Assoluto Rally-Sparco, aristocrazia del traverso e del cronometro. Dal 27 al 29 marzo, tra le pieghe verdi della Mediavalle e le nervature selvatiche della Garfagnana, andrà in scena la 49ª edizione, anticamera solenne del mezzo secolo per una gara divenuta mito, scolpita nella passione visionaria di Guelfo Marcucci e Siro Pietro Quaroni.
Anche nel 2026 il Ciocco si annuncia come una saga di motori e paesaggio, con la provincia intera chiamata a raccolta, popolo rallistico d’antica fede, sotto la capace regìa della O.S.E., che orchestra uomini e cavalli vapore con mestiere e fantasia.
L'officina delle novità 2026
Aprire le danze comporta onori e qualche mal di testa: il Ciocco è spesso laboratorio delle alchimie federali. Pure quest’anno la stagione prende il via tra regolamenti rinnovati e ambizioni incandescenti. Sarà il primo cimento per pretendenti al titolo, tra conferme robuste e matricole di rango, costruttori e team pronti a misurarsi sul filo dei decimi.
Mutano le architetture della gara: due sole giornate, più nervose e compatte; chilometraggio in prova speciale che sale a circa 142 chilometri, distribuiti in cinque “crono” al sabato e otto alla domenica. Shakedown al sabato mattina; nel primo pomeriggio, il via. L’ultima fatica domenicale sarà la Power Stage, spremitura finale che regala punti e pathos ai migliori, accendendo il crepuscolo di gara.
Viareggio, la ribalta del via
Viareggio, signora elegante della Versilia, dopo il bagno di folla del 2025, torna a indossare l’
abito buono per la partenza: alle 15.00 di sabato 28 marzo il lungomare farà da proscenio alla cerimonia inaugurale, con Controllo Timbro sulle mura a Lucca. E Viareggio accoglierà pure l’arrivo del “Ciocco” in versione Coppa Rally di Zona, sabato in tarda sera, ma tarda davvero. Programma robusto, sì, ma non indolore. Perché già serpeggia il brontolio, un mugugno da osteria di retrovia, per un programma che in diversi hanno definito sfiancante e dispendioso: piloti imbufaliti, si sentono “gli ultimi”, nasi storti e gente inalberata. L’arrivo poco dopo la mezzanotte – roba da lupi, da Belfagor e contrabbandieri – non è carezza ma sberla, per tanti. C’è chi digrigna i denti, chi mastica amaro e chi si domanda se la festa valga la veglia.
Le sfide tra Tenuta e Garfagnana
Dopo la partenza viareggina, il sabato 28 marzo offre cinque prove speciali: apertura sulla corta e spettacolare “Il Ciocco”, quindi “Fabbriche di Vergemoli” e la novella “Calomini”, entrambe ripetute due volte.
La domenica, 29 marzo, levataccia quasi da caserma ma senza il trombettiere: alle 7.15 si scende dalla tenuta per andare incontro a quattro prove da ripetersi in doppio passaggio. “Puglianella”, la classica “Careggine”, croce e delizia di tanti, ancora “Il Ciocco” e la nuova “Chiozza”. Proprio il secondo transito su “Chiozza” vestirà i panni della Power Stage, giudice ultimo e generoso di punti.
Parco Assistenza nell’area degli impianti sportivi a Castelnuovo, area che negli anni ha sempre soddisfatto.
Arrivo finale confermato domenica nella piazza storica di Castelnuovo Garfagnana, lì si conteranno i sospiri e i trofei. Il cuore, però, resta la Tenuta Il Ciocco, santuario laico del rally fin dal 1976, prima edizione di una storia che non teme la polvere.
Una gara che ha un perché, quella del Ciocco, ruvida quanto basta per darti sorriso o anche togliertelo, il confine è sottilissimo. Ma si sa, tutti i rallies sono una bestia, o li prendi così, con gli occhi rossi e il cuore in gola, o te ne stai a casa con la tisana.
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