sabato 31 gennaio 2026

Nuova macchina, nuova voce: Crugnola riparte cambiando tutto

Il 2026 segna una svolta tecnica e umana per il campione varesino: progetto rinnovato, sedile di destra affidato a Luca Beltrame e un’unica direzione possibile, quella dei vertici del rally italiano.

(Alessandro Bugelli) È arrivata così, senza troppi squilli di tromba ma con il peso specifico delle cose che contano davvero. Andrea Crugnola lo ha detto dal suo Instagram, luogo ormai deputato agli annunci che segnano i destini: “tricolore" duemilaventisei con la Lancia Ypsilon HF Rally2 ufficiale e cambio radicale oltre che di vettura anche sul sedile di destra. Luca Beltrame sarà il nuovo uomo al fianco del varesino quattro volte campione tricolore. Fine delle voci, silenzio alle indiscrezioni, sipario che si apre su un nuovo atto della carriera del varesino. E quando Crugnola muove una pedina, il rally italiano si ferma ad ascoltare.

Crugnola, classe 1989, è materia nobile di questo sport: campione, dominatore, pilota che ha fatto della precisione una religione e della velocità una lingua madre. Uno che non spreca parole né metri, che costruisce le vittorie con metodo e rigore, come si addice ai grandi. Per questo il cambio del navigatore non è una semplice rotazione d’organico, ma un passaggio carico di significati, quasi una dichiarazione d’intenti. Perché nel rally, lo sanno anche le pietre delle speciali, il navigatore non è un accessorio: è metà dell’anima.


Luca Beltrame, 39 anni, copilota campione del mondo “master” nel 2022 al fianco di Mauro Miele,  arriva con il curriculum di chi ha visto molto e sbagliato poco. Navigatore di razza, di quelli che scrivono le note come un geometra e le leggono come un direttore d’orchestra, Beltrame porta in dote esperienza, freddezza e quella rara capacità di entrare subito nella testa del pilota. Ha già vinto, ha già lottato, ha già dimostrato di saper stare dove la pressione schiaccia. E proprio lì, nei decimi che separano la gloria dal rimpianto, sarà chiamato a fare la differenza.

Crugnola e Beltrame, insieme, sono una coppia che nasce per stare davanti. Non per caso, non per esperimento, ma per progetto. In un Campionato Italiano Rally sempre più affollato e crudele, dove si vince per dettagli infinitesimali, l’intesa sarà la vera “special stage” da conquistare. Le prime gare serviranno a oliarne i meccanismi, ma l’impressione è chiara: questo equipaggio non nasce per partecipare, nasce per comandare. E quando il semaforo si spegnerà, le sfide saranno di spessore.


giovedì 29 gennaio 2026

Lamborghini Arena: torna nel 2026 per la sua seconda edizione a Imola

Il 9 e 10 maggio il Santerno tornerà a fremere. E non per le solite gincane motoristiche, ma per una festa del Toro che promette scintille.



(Alessandro Bugelli) Sarà il weekend del 9 e 10 maggio 2026, e l'Autodromo di Imola - quel circuito che ha visto sudare i fuoriclasse del volante - si prepara a vestirsi da salotto buono per accogliere la seconda edizione di Lamborghini Arena. Un raduno che definiremmo più un pellegrinaggio laico dei devoti al Toro Rampante che una semplice kermesse motoristica.

Gli artefici di Sant'Agata Bolognese - quella fabbrica emiliana dove si assemblano bolidi che farebbero impallidire certi poemi epici - hanno deciso di trasformare il tracciato romagnolo in una sorta di cattedrale a cielo aperto dedicata alla velocità e al rombo viscerale dei motori a dodici cilindri.

L'appuntamento è riservato innanzitutto ai fortunati possessori di quelle belve su quattro ruote che escono dai cancelli di Sant'Agata, ma spalanca i battenti anche agli appassionati che vogliono respirare l'aria rarefatta di quel mondo dove l'artigianato incontra l'ingegneria estrema.

Il precedente del 2024 ha lasciato il segno: oltre seimila pellegrini motorizzati, quasi quattrocento vetture schierate come un esercito corazzato, e una teoria di trecentocinquanta Lamborghini che hanno sfilato sul circuito regalando uno spettacolo che avrebbe fatto commuovere persino il vecchio Ferruccio, fondatore della dinastia.

In pista, naturalmente, non mancherà l'adrenalina allo stato puro. Le supercar stradali si alterneranno alle belve da corsa del Lamborghini Super Trofeo Europa, quella competizione dove le Huracán Super Trofeo EVO2 si danno battaglia come gladiatori motorizzati. Prove libere, qualifiche, gare: il programma promette di tenere incollati gli spalti dall'alba al tramonto.

Ma Lamborghini Arena non è solo cronometro e pneumatici che fumano. Il paddock si metamorfizza nel "Lamborghini Arena Village", una sorta di enciclopedia vivente della Casa del Toro. Qui i partecipanti potranno curiosare tra le viscere dell'azienda: dalla Manifattura, dove ogni millimetro viene controllato con precisione certosina, al Centro Stile, quella fucina dove prendono forma le linee che poi faranno girare la testa per le strade del mondo.

Il Polo Storico custodisce la memoria storica del marchio - perché senza radici non si cresce -, mentre il programma Ad Personam svela le infinite possibilità di personalizzazione che trasformano ogni vettura in un pezzo unico, come un abito cucito addosso. E poi c'è il Dipartimento di Ricerca e Sviluppo, il sancta sanctorum dove si studiano materiali e soluzioni che faranno correre più forte le generazioni future di supersportive.


Non potevano mancare, ovviamente, i partner che hanno sposato la causa del Made in Italy di lusso. Brand che affiancano Lamborghini nel raccontare un'eccellenza riconosciuta dal Giappone alla California, dalla tecnologia alla moda, perché il Toro non è solo motori e telai, ma uno stile di vita.

Lamborghini Arena 2026 si configura, insomma, come un'occasione per immergersi totalmente nell'universo di Sant'Agata Bolognese. Un raduno che mette insieme persone, storie e visioni, unito dal filo rosso di una passione che non conosce mezze misure. Proprio come le automobili che celebra.


LANCIA . . . RILANCIA: IL TROFEO RALLY 2026 PRENDE FORMA

 Dopo la doppia corona nel CIAR Due Ruote Motrici, Ypsilon protagonista tra Rally4 e Rally6. 

Ovviamente aspettando di sapere chi avrà il volante ufficiale della Rally2 nel tricolore.

(Alessandro Bugelli) Il 2025, per Lancia, non è stato un semplice anno solare: è stato un foglio di quelli spessi, da annali, da archivio con la polvere buona. Il ritorno ufficiale alle corse non poteva chiedere di meglio: titolo Piloti e titolo Costruttori nel Due Ruote Motrici del CIAR, una doppia incoronazione che sa di consacrazione tecnica e di orgoglio ritrovato. Numeri, sì, ma soprattutto sostanza. E una certezza: Lancia è tornata, e non per fare presenza.

Da quella stagione da batticuore nasce ora il Trofeo Lancia 2026, che non si limita a ripetersi ma rilancia, come direbbe un vecchio cronista di stadio: raddoppia e affonda. Continuità e ambizione, con dentro la parola più cara alle corse vere: futuro.

Protagonista resta lei, la Ypsilon, che da cittadina elegante si è fatta guerriera di speciale. Ma nel 2026 le Ypsilon diventano due: accanto alla già rodata e vincente Ypsilon Rally4 HF, arriva la novità che profuma di battesimo rallistico, la Ypsilon HF Racing Rally6, piccola, accessibile, formativa. Una macchina che apre le porte, che abbassa il gradino, che invita i giovani e i sognatori a salire.


Il Trofeo resta fedele al suo palcoscenico naturale: il Campionato Italiano Assoluto Rally Sparco, sei gare, cinque eventi, con una doppia tappa a dare ritmo e fatica. Si parte dal Ciocco con la Rally4 HF, si accende al "Due Valli" con il debutto della Rally6, poi strada comune, chilometro dopo chilometro, tra i nomi storici del rally tricolore e qualche inevitabile eco internazionale.

La formula non si tocca quando funziona. Confermato il Villaggio Lancia Corse HF, che non è solo paddock ma casa, piazza, salotto buono e officina dell’anima: assistenza, hospitality, tifosi e piloti mescolati come una volta, quando il rally era anche racconto popolare.

Sul fronte Rally4, il montepremi resta da prima della classe. Classifica assoluta e categorie ben definite: Junior (under 25), Master (fino a 35), Expert (oltre i 35). Premi a ogni gara, ma soprattutto il traguardo che vale una carriera: il Campione Under 35 diventerà Pilota Ufficiale Lancia nel 2027, in Italia o in Europa. Altro che coppa: qui si vince un futuro.

Michelin, dal canto suo, prepara scarpe nuove per queste Ypsilon da battaglia: pneumatici pensati per un campionato che alza l’asticella, dove la prestazione non è più un dettaglio ma una pretesa.

E poi c’è la vera novità, quella che allarga il respiro del progetto: la classe Rally6. Entry level sì, ma con dignità piena. Quattro eventi, cinque gare, stessi appuntamenti della Rally4, montepremi dedicato e una filosofia chiara: far crescere. Giovani da svezzare, gentleman driver da far sorridere, rally da vivere senza filtri.

Tutto questo verrà svelato, nero su bianco e rombo acceso, al Racing Meeting del 7 e 8 febbraio, alla Fiera di Vicenza. Lì si apriranno le iscrizioni, lì prenderà forma il 2026 di Lancia. Un 2026 che promette polvere, cronometri e quella sensazione antica e bellissima: quando una marca non corre solo per vincere, ma per raccontare di nuovo se stessa.

Tutto questo, con all’orizzonte che si può iniziare a delineare un impegno di spessore, diremmo “ufficiale" con la Rally2, della Ypsilon, il nuovo oggetto del desiderio per il rallismo di vertice dello stivale da rally (e non solo). Una nuova realtà che intanto ha fatto sensazione al suo debutto iridato nel salotto buono di Monte Carlo la settimana passata. 

martedì 27 gennaio 2026

Il Green Deal dell’automotive cambia marcia

Batterie, flotte aziendali e CO₂: come l’Europa riscrive (parzialmente) il futuro dell’auto.

di Alessandro Bugelli

Martedì 16 dicembre, in quel di Bruxelles che non è San Siro ma ci somiglia quando si tratta di partite decisive, la Commissione europea ha messo sul tavolo il cosiddetto pacchetto automotive: un malloppo di misure pensate per rianimare l’industria dell’auto continentale, che ansima come me dopo sole due rampe di scale. Il tutto in ossequio al Piano d’azione settoriale già sbandierato lo scorso marzo, quando le promesse correvano più veloci delle utilitarie elettriche.

Per non farsi cogliere in fuorigioco, la presidente Ursula von der Leyen - acida donna di comando e di spartiti ben scritti - aveva già messo in piedi, nel corso dell’anno, un Dialogo Strategico sul futuro dell’automotive. Un tavolo rotondo, ma non pacifico, dove siedono i colossi dell’auto europea insieme agli altri comprimari della saga: i produttori (ACEA), i consumatori (BEUC) e i lavoratori dei trasporti (ETF). Un’assemblea da spogliatoio, più che da salotto buono.

Nelle tre adunate fin qui celebrate si è parlato di tutto ciò che toglie il sonno ai costruttori: batterie che scarseggiano come i terzini sinistri di una volta, flotte aziendali da rimettere in riga, norme da sbrogliare e, soprattutto, quelle emissioni di CO₂ che pendono come una spada di Damocle sul cofano dei motori. Tutto materiale poi confluito nel pacchetto finale (ma . . . sarà davvero finale?).

Il pacchetto, ovvero il canovaccio verde

La Commissione l’ha presentato come un insieme organico di misure per “sostenere la transizione verso una mobilità pulita”. Pulita, s’intende, come una maglia appena lavata: il verde resta il colore di fondo.

Emblematica è la strategia Battery Booster, che punta a far nascere e crescere una filiera europea delle batterie degna di questo nome. Qui i numeri parlano chiaro, senza bisogno di retorica: 1,8 miliardi di euro sul piatto, di cui 1,5 in prestiti senza interessi per i produttori di celle. Una spinta decisa all’elettrico “made in EU”, per non restare a rimorchio dei giganti cinesi.

Altro capitolo: le flotte aziendali, che la Commissione vuole rendere più ecologiche per stare nei ranghi della Climate Law. Dal 2030, gli Stati membri dovranno garantire che una quota delle nuove immatricolazioni di auto e furgoni aziendali delle grandi imprese sia a emissioni zero o quasi. Le percentuali cambiano da paese a paese, come i campi di provincia, ma la direzione è tracciata.

C’è poi il regolamento omnibus sull’automotive, una di quelle manovre da mediano che non fanno notizia ma tengono in piedi la squadra. Qui si semplifica, si tagliano oneri e si inventa una nuova categoria: i piccoli veicoli elettrici M1E, lunghi al massimo 4,2 metri. Per loro, requisiti congelati per dieci anni e qualche incentivo mirato. Prevista anche una mano tesa ai furgoni elettrici, mentre sul fronte più affaristico si alleggeriscono alcuni test dell’Euro 7.


La vera partita: la CO₂

Ma il colpo di scena, quello che ha fatto sobbalzare tribune e retrobottega, è la revisione degli standard di CO₂. Qui la Commissione si allontana, seppur di poco, dal dogma del Green Deal originario.

Il regolamento 2023/851 aveva fissato un obiettivo tanto concreto quanto simbolico: dal 2035, solo veicoli a emissioni zero. Tradotto: stop ai motori endotermici, tutti a corrente come tram di Milano. Una scelta epocale, che ha fatto tremare i polsi ai costruttori.

Ora però Bruxelles rientra parzialmente nei ranghi: dal 2035 la riduzione delle emissioni allo scarico scenderebbe al 90%, non più al 100. Il restante 10% potrà essere compensato con acciaio a basse emissioni, e-fuels e biocarburanti. Insomma, il motore a combustione non viene espulso dal campionato, ma retrocesso in una categoria minore. Per i furgoni, ulteriore indulgenza: al 2030 l’obiettivo passa dal 50% al 40%.

Una mossa che scardina il tabù dell’elettrico totale e rimette in gioco la pluralità tecnologica, cara a più di un governo.

Non è la prima volta, peraltro, che la Commissione ammorbidisce il tiro. Già ad aprile aveva concesso ai produttori una media triennale (2025–2027) per il rispetto dei target, evitando controlli anno per anno e, soprattutto, multe salate. Un favore richiesto a gran voce dall’industria, vista la frenata delle vendite di veicoli meno inquinanti, elettrici in testa.

Terzo tempo: politica

Ora, in questo 2026, la palla passa a Parlamento e Consiglio, e qui la partita si fa sporca. La proposta sugli standard di emissione sarà il vero campo di battaglia.

Prima ancora del fischio d’inizio, lo spagnolo Pedro Sánchez, che non gioca nel Real Madrid, aveva scritto a von der Leyen per scongiurare passi indietro. Altri leader, Giorgia Meloni in testa, hanno invece applaudito la svolta.

In Parlamento, il centrodestra (PPE, ECR, PfE) guarda al pacchetto con favore, pur chiedendo più libertà tecnologica. Il centrosinistra (S&D, Verdi, The Left) storce il naso sugli standard CO₂ ma difende misure come quelle sulle flotte. I liberali di Renew, come spesso accade, stanno nel mezzo: elettrico sì, ma senza chiudere la porta ad altro.

Con una maggioranza che cambia volto a seconda delle votazioni e una Commissione che non sempre ritrova i suoi numeri, il negoziato si annuncia lungo, tortuoso e pieno di rimpalli. Proprio come una finale finita ai supplementari, con il pubblico che rumoreggia e l’arbitro che guarda l’orologio.

La confusione c’è, insomma.